100.000 euro di debiti: il tribuna di Udine applica la legge 3/2012

Il tribunale di Udine accoglie la richiesta di procedere con la liquidazione del patrimonio di un cliente dello studio Pagano&Partners, in ragione del sovraindebitamento cui lo stesso è incorso.

La persona che si è rivolta allo studio legale Pagano&Partners per attivare la procedura liquidatoria è un ex venditore di prodotti online, celibe e residente in provincia di Udine assieme ai genitori.

Il sostentamento dell’intera famiglia si basa sul reddito del padre, incrementato da quello del figlio nella misura delle proprie possibilità, ad oggi irrisorie. L’uomo, infatti, è attualmente disoccupato e usufruisce della Naspi (indennità mensile di disoccupazione).

Le principali cause dell’indebitamento sono dovute al decremento dei ricavi della propria attività di vendita online. La ragione deriva dalla spietata concorrenza e dall’avversione delle banche a concedere prestiti a simili realtà individuali.

In particolare, la grave situazione patrimoniale del cliente dello studio Pagano&Partners si acuiva nel lontano 2013, quando ad un calo delle vendite si aggiungevano i costi fissi rappresentati dall’affitto mensile dei locali commerciali, dalle spese d’utenza, dagli emolumenti dovuti ai due dipendenti, nonché dalle spese di gestione e mantenimento dell’attività.

Al momento dell’apertura della procedura liquidatoria, il debito ammonta a circa 100.000,00 euro (oltre ai successivi interessi di mora maturandi). La maggior parte del debito è costituito da imposte e contributi non versati all’Agenzia delle Entrate e Riscossione.

Gli avvocati valutavano l’opportunità avvalersi degli istituti di cui alla legge 3/2012, optando per una liquidazione del patrimonio.

 

Cosa è una liquidazione?

E’ possibile accedere a questa procedura prevista dalla legge 3 del 2012 anche senza essere in possesso di beni mobili/immobili (in questo caso si metterà a disposizione dei creditori ad esempio una provvista mensile derivante dallo stipendio) o avendo solo un reddito esiguo.

Vi si può accedere chiaramente anche nel caso in cui vi siano beni del debitore da liquidare (mobili o immobili).

Il soggetto sovraindebitato, non avendo la possibilità di riuscire a formulare una proposta di rientro per tutti i creditori, prende la decisione di liquidare tutto quello che è il suo patrimonio.

Il debitore quindi cede il proprio patrimonio, destinandolo al pagamento dei suoi debiti. Il vantaggio concreto consiste nel fatto che il patrimonio disponibile è inferiore a tutto il monte debitorio e spesso non è di facile liquidazione e vendita.

Questa procedura permette di individuare i suoi beni, compreso lo stipendio. Si escludono dalla liquidazione i beni non pignorabili, i crediti necessari per l’alimentazione e il mantenimento. Si escludono pure gli stipendi, nella misura necessaria al mantenimento del debitore e della sua famiglia.

Il Gestore della Crisi, nominato da Organismo di Composizione della Crisi, redigerà – d’accordo con l’eventuale professionista designato e con il debitore – una relazione particolareggiata di attestazione che depositerà in Tribunale contenente, tra l’altro, una stima di questi beni, sia mobili che immobili.

Il giudice verificata la correttezza della procedura emetterà il decreto di apertura della procedura liquidatoria.

L’obiettivo sarà quello di liquidare i beni riuscendo a sanare, almeno in parte, i debiti contratti dal soggetto sovraindebitato.

Tutto il ricavato, infatti, verrà successivamente destinato al pagamento, totale o parziale, dei debiti.

La procedura avrà la durata minima di 4 anni.

Tramite il decreto di apertura della liquidazione del patrimonio verranno sospese tutte le procedure esecutive pendenti e non potranno esserne iniziate di nuove.

Al termine della procedura il debitore, che avrà in qualche modo “sanato” la situazione derivante da impegni economici (obbligazioni) non rispettati nei confronti di tutti i creditori, che si sarà comportato con diligenza, che avrà cooperato con gli organi della procedura, che non avrà omesso altri proventi e non avrà contratto nuovo debito, potrà aspirare ai benefici dell’esdebitazione e liberarsi definitivamente da tutti i debiti avendo nuovamente accesso al credito. L’esdebitazione non è automatica e andrà richiesta al giudice mediante ricorso.

Il fine ultimo delle procedure di sovraindebitamento è infatti l’esdebitazione. Essa consiste nella totale liberazione dei debiti con lo stralcio definitivo del residuo (ciò che non si è “ripianato” con la procedura) e la possibilità di avere nuovamente accesso al credito.

 

Si stimano le spese per il sostentamento mensile del soggetto per un valore di 280 euro mensili. 

Il patrimonio, che metterà a disposizione dei creditori, consiste 

nella proprietà di un autoveicolo del valore stimato di 4.800,00 euro, 

somma complessiva di circa 40.000,00 euro, che i genitori dell’uomo si impegnano a versare a sostegno della procedura di liquidazione. 

Il soggetto sovraindebitato, inoltre, si impegna a mettere a disposizione della su richiamata procedura tutta la parte di reddito che esso stesso riceverà e che eccederà il limite di 280,00 euro necessario al proprio personale sostentamento.

Beneficerà dell’esdebitazione se alla fine del procedimento avrà rispettato la normativa, mantenendo un comportamento collaborativo nel corso dei quattro anni dall’apertura del procedimento. Scaduti i quattro anni sarà possibile beneficiare dell’esdebitazione per tutti i crediti non soddisfatti tramite la procedura liquidatoria.

 

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