La normativa sull’ambiente

Leggi e buoni intenti esistono, vediamo quali sono

Il contesto globale relativo all’ambiente è preoccupante e richiede la massima attenzione da parte tanto delle Istituzioni pubbliche, quanto dei cittadini. Non è più possibile voltare le spalle ad una questione regina quale la tutela dell’ambiente.

In merito al riscaldamento globale si prevede che, se non si conseguiranno i risultati attesi, la temperatura media globale potrebbe subire un aumento compreso tra 1,1 e 6,4° C. Ciò che provoca già oggi e provocherà in futuro fenomeni meteorologici estremi sempre più frequenti.

I paesi dell’UE si sono impegnati a conseguire l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 rispettando gli impegni internazionali assunti nel quadro dell’accordo di Parigi.

Il Green Deal europeo è la strategia dell’UE per conseguire l’obiettivo.

Giova ricordare che l’azione dell’Unione Europea è limitata dal principio di sussidiarietà, che esclude l’intervento dell’Unione quando una questione può essere regolata in modo efficace dagli Stati membri; così come dal requisito dell’unanimità in seno al Consiglio per specifiche questioni, tra cui, appunto, quelle ambientali.

I principi che ispirano la politica europea sono quelli della precauzione, dell’azione preventiva, della correzione dell’inquinamento alla fonte e del “chi inquina paga”.

In un panorama così delineato, l’Unione Europea si è impegnata a conseguire i seguenti obiettivi:

  • ridurre le emissioni di gas a effetto serra almeno del 40%;
  • migliorare l’efficienza energetica del 32,5% e portare al 32% la quota di energie da fonti rinnovabili;
  • incentivare una “ondata di ristrutturazioni” di edifici pubblici e privati, i quali sono responsabili del 40% del consumo energetico;
  • ridurre del 90% le emissioni prodotte dai trasporti, responsabili di ¼ delle emissioni di gas a effetto serra. Per questo si intende trasferire una parte significativa del trasporto merci dalla strada alla ferrovia;
  • incentivare la strategia “dal produttore al consumatore”, che mira a realizzare un’economia circolare, riducendo l’impatto ambientale dei settori della trasformazione e del commercio;
  • arrestare la perdita di biodiversità, aumentando l’assorbimento di CO2, riducendo l’impatto e l’estensione degli incendi boschivi e promuovendo la bioeconomia;
  • porre fine alle sovvenzioni ai combustibili fossili.

Il Parlamento europeo, riferendosi alla relazione UNEP 2021, pone due questioni problematiche: innanzitutto quella relativa all’insufficienza degli impegni assunti a evitare un aumento della temperatura globale che entro la fine del secolo potrebbe raggiungere i 2,7° C.  e in secondo luogo quella relativa alla carenza di finanziamenti pubblici.

Le ambizioni del Green Deal europeo, infatti, comportano un ingente fabbisogno di investimenti.

Secondo le stime della Commissione per conseguire gli obiettivi 2030 in materia di clima ed energia serviranno investimenti supplementari dell’ordine di 260 miliardi di euro l’anno. Una sfida di tale portata richiede la mobilitazione sia del settore pubblico sia di quello privato e i bilanci nazionali svolgono un ruolo chiave.

A riguardo rimane da specificare che un’eventuale inazione in relazione ai rischi climatici, avrebbe ricadute economiche comprese tra il 5 e il 20% del PIL globale.

 

Considerando nello specifico la realtà normativa italiana, poi, è giusto partire da ciò che sancisce la Costituzione. L’8 febbraio 2022 sono state approvate le modifiche costituzionali che introducono la tutela dell’ambiente e della biodiversità tra i principi fondamentali della Costituzione.

Per quanto concerne gli enti, la politica ambientale del nostro Paese è rimessa al Ministero dell’Ambiente e della tutela del mare e del territorio. La competenza regionale è legata alla potestà legislativa concorrente relativamente alla valorizzazione dei beni ambientali e al governo del territorio.

Altri organismi dedicati alla valorizzazione ambientale sono l’ISPRA, che si occupa delle attività tecnico-scientifiche per la protezione ambientale di interesse regionale e la SINA che svolge funzioni di monitoraggio e di controllo ambientale.

Come spesso accade in ambito politico, tante promesse e tanti obblighi assunti, con un’unica differenza: questa volta non è concesso di sbagliare.

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